Castellabate

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Le prime notizie ufficiali sul territorio risalgono al 977, quando il vescovo di Paestum Pandone vendette alcuni possedimenti terrieri che facevano capo alle chiese di Santa Maria de Gulia, Santa Maria Litus Maris e San Giovanni di Tresino a marinai di Atrani[1]. In queste terre ci fu anche la presenza dei monaci basiliani profughi dell'oriente, la cappella di Santa Sofia ne è una testimonianza. I Longobardi e i Normanni sono tra le popolazioni che hanno lasciato nella zona un forte segno tangibile della loro presenza. I Longobardi inizialmente depredarono queste terre, ma dopo la loro conversione al cristianesimo operata dai benedettini ne divennero i benefattori attraverso l'imposizione feudale.
La storia di questo territorio è legata indissolubilmente alla figura di san Costabile Gentilcore, quarto abate della Badia di Cava. Nell’ anno in cui fu elevato alla dignità di abate egli avviò i lavori di costruzione del castello di Sant'Angelo (10 ottobre 1123). L'abbaziato di Costabile fu breve: questi difatti si spense il 17 febbraio 1124. Il suo successore, l'abate Simeone, completò la costruzione del maniero e si prodigò in favore della popolazione locale. Nel 1124 egli comprò dal conte di Acerno il porto "Travierso" e lo fece ampliare, sviluppando così il commercio. Nel 1138 concesse ai sudditi del potere feudale dell'abbazia un diploma di diversi privilegi: ridusse a metà gli aggravi, donò ad essi le case che abitavano e le terre chiedendo in cambio la loro bonifica e coltivazione. Dal 1194 al 1266 il feudo fu sotto il dominio svevo, per passare poi sotto quello angioino. Il castello si rivelò un valido presidio e Castellabate, grazie anche ai benefici derivati dalla sua posizione naturale, divenne col tempo la più importante baronia del Cilento. L'8 agosto 1806 Castellabate, dopo l'abolizione della feudalità, con le contrade di Santa Maria, San Marco, Ogliastro Marina e Lago, fu elevato a capoluogo di comune e del circondario "Castel dell'abate", rientrante nel distretto di Bonati (provincia del Principato Citra) del Regno di Napoli 27, durante il Regno d'Italia fu capoluogo dell'omonimo mandamento (che comprendeva anche Ortodonico, Perdifumo e Serramezzana) appartenente al circondario di Vallo della Lucania]. Fu coinvolta dall'esteso fenomeno dell'emigrazione di fine XIX secolo, di cui Francesco Matarazzo ne divenne l'esempio più significativo. Matarazzo, partito dal paese natio inizialmente anch'egli in cerca di fortuna, con le proprie fabbriche contribuì in maniera significativa allo sviluppo industriale del Brasile, meta privilegiata degli emigranti di Castellabate[1].
Il paese passa praticamente incolume la fase della prima guerra mondiale. Nel settembre del 1943, durante la seconda guerra mondiale, il territorio, come gran parte della costa salernitana, fu teatro del cosiddetto sbarco a Salerno: le truppe degli alleati occuparono la marina di Castellabate per diversi giorni prima di avanzare verso Roma. Il territorio di Castellabate si estende per circa 19 km lungo il mar Tirreno con le sue frazioni di S.Maria dove ha sede la casa municipale, San Marco e Ogliastro Marina con diverse contrade, Starza, Alano, Lago, Annunziata, Cenito.

 

San Marco

San Marco gode oggi di un attrezzato porticciuolo turistico e peschereccio alle cui spalle sono presenti  i resti di un approdo greco-romano a due moli del I secolo a.C. affiorano dalle acque di San Marco, in prossimità della struttura portuale moderna. Tale struttura, realizzata in opus caementicium su un fondo roccioso mediante casseformi lignee, è identificato come il porto di Erculia o Ercolam, il principale scalo di approvvigionamento per le imbarcazioni dirette al porto di Miseno nonché base militare o sito di appoggio per la flotta imperiale. Ad avvalorare questa ipotesi è il ritrovamento nelle acque antistanti il porto di San Marco negli anni sessanta di alcune ancore di piombo (risalenti tra il I e il II secolo) contraddistinte dalla scritta ter. Tale dicitura indica la tipologia di imbarcazione a cui le ancore erano destinate: le triremi[18].
  Necropoli: San Marco è sede di una necropoli situata nei pressi della passeggiata che dal porto moderno conduce al Pozzillo. La necropoli raggiunge i 7000 metri quadrati e le sue 151 tombe si trovano quasi esclusivamente all'interno di suoli privati.



Santa Maria

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Santa Maria nell'area marina protetta  di Castellabate  è il centro più importante e più popolato del comune, dove sono presenti numerose attività commerciali  destinate all’ospitalità e all’accoglienza turistica, gode di  una costa variegata, frastagliata, dove si alternano scogli, alti dirupi, baie, calette naturali e dorate spiagge. Le spiagge sabbiose comunali principali sono: quella "del Pozzillo", "di Marina Piccola", "di punta dell'Inferno" o "dello Scario", "della Grotta", "della Baia Arena", "della punta di Ogliastro", e "del Lago" detta anche "ù Sciome". Numerose sono le calette naturali presenti nel comune, soprattutto nella zona di Ogliastro Marina, Licosa e Tresino. Le più rinomate sono "Cala della bella" e il "Saùco". La costa di Castellabate presenta una grotta naturale emersa (dove sono stati ritrovati alcuni reperti paleolitici) nei pressi dell'omonima spiaggetta sabbiosa a San Marco, diverse grotte marine (come quelle di punta Pagliarolo) e fondali interessanti, mete di escursioni subacquee. Il territorio comprende diverse passeggiate lungo il mare (come quelle del lungomare "delle Tartarughe", "Tommaso Perrotti", "Raffaello De Simone", "Barone Nicola Pepi" e "Bracale. Il territorio, cuore del parco nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni, presenta diverse aree verdi e sentieri naturali, attrezzati anche come percorsi botanici. Le aree verdi più importanti sono il bosco del Castelsandra, il parco di villa Matarazzo, le pinete di Ogliastro Marina, Licosa e Tresino, mentre i principali sentieri sono quelli tra "Ogliastro Marina e il Pozzillo" (8,6 km), "San Marco e Licosa" (4,4 km), "Santa Maria e Castellabate centro storico" (0,6 km), e "Lago, Tresino, San Pietro" .

Ogliastro Marina

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Ogliastro Marina, altro centro abitato di piccole dimensioni, ma di grande interesse naturalisticoIsola di Licosa (160 metri di lunghezza e 40 metri di larghezza) nella frazione di Ogliastro Marina, altro centro abitato di piccole dimensioni, ma di grande interesse naturalistico da sempre importante punto di riferimento per la navigazione, rappresenta il sito naturale più caratteristico del territorio comunale con le sue pericolose secche e i suoi limpidi fondali, testimoni di numerosi affondamenti. Nelle sue acque sono visibili i resti sommersi dell'omonima città greco-romana, specialmente quelli di una villa romana e di una vasca per l'allevamento delle murene (risalente ad un periodo che va dal I secolo a.C. al I secolo d.C.). Sull'isola, dove svetta il faro e il rudere della casa del guardiano del faro, sono stati rinvenuti diversi reperti di epoca greco-romana come una lastra con un'epigrafe dedicata a Cerere, un mosaico d'epoca romana e numerose ceramiche greche del V secolo a.C., conservate nel Museo archeologico nazionale di Paestum. La zona è pervasa dal mito delle sirene. Si crede che il nome di Licosa derivi dalla sirena Leucosia, che, secondo autori come Licofrone, Strabone e Plinio il Vecchio, qui abitò e qui fu sepolta dopo che si gettò in mare. Anche Omero, nell'Odissea, accenna all'isola delle sirene dal canto ammaliatore, beffate da Ulisse e il suo equipaggio[1]. Ma siccome l'isola di Licosa un tempo era collegata al promontorio, prima dell'inabissamento della costa avvenuto nel IV secolo a.C., si ritiene che l'isola delle sirene possa essere la poco lontana "Secca di Vatolla" (da dove è possibile osservare Vatolla), profonda circa sei metri. Aristotele narra della presenza sull'isoletta di un tempio dedicato a Leucotea, identificata con Leucosia. Altri autori, come Dionigi di Alicarnasso e Sesto Pompeo Festo, sostengono che il nome Licosa sia dovuto ad una cugina o una nipote di Enea sepolta sull'isoletta (Leucosia insula dicta est a consobrina Aeneae ibi sepulta)

Licosa

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Licosa con la sua isola è una frazione del Comune di Castellabate che ospita un numero molto basso di abitanti, è una località che conserva tutte le bellezze naturali di un tempo. Ne prende il nome anche l'ormai famosa "Isola di Licosa".
L'area di Licosa è accessibile solo a piedi e conta 2 entrate, quella meridionale di Ogliatro Marina e quella settentrionale di S.Marco.
L'isola è situata nell'area marina protetta ovvero nel "Parco marino di Castellabate" già da più di 10 anni premiato con la Bandiera Blu per la limpidezza delle sue acque.
Il nome deriva dal greco "Leukosia" che vuol dire bianca, e la leggenda narra che era proprio la Sirena Leukosia, narrata nell'Odissea di Omero, ad abitare su quest'isola, la quale si trasformò in scoglio in seguito all'amore non corrisposto di Ulisse il quale, attratto dal canto della sirena, infranse la sua nave proprio su queste coste.
Sull'isola sono stati inoltre rinvenuti moltissimi reperti risalenti all'epoca romana come una lastra con un'epigrafe dedicata a Cerere, un mosaico dell'epoca romana e molte ceramiche del V secolo a.C.
Nelle sue acque circostanti sono visibili i resti sommersi dell'omonima città greco-romana, specialmente quelli di una villa romana e di una vasca per l'allevamento delle murene.
Al di sopra dell'Isola vi è il grandissimo faro e il resto dei ruderi dell'alloggio del guardiano del faro.

Lago

lago

Anche la Zona Lago si caratterizza essenzialmente per la sua stupenda spiaggia "perlata" lunga svariati chilometri. Da qui è inoltre possibile intraprendere a piedi lo stupendo sentiero naturalistico che parte da Punta Tresino e arriva fino ad Agropoli.

VILLA LAURO Luxury B&B
Via delle tre pigne, contrada Starza
84048 SANTA MARIA DI CASTELLABATE
(Salerno) Cilento - Italy
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